Rain Arcigay Caserta ritira durante il corteo le sue bandiere in segno di protesta durante il Potenza Basilicata Pride

Rain Arcigay Caserta ritira durante il corteo le sue bandiere in segno di protesta durante il Potenza Basilicata Pride

Potenza Basilicata Pride del 3 giugno 2017

Rain Arcigay Caserta ritira durante il corteo le sue bandiere in segno di protesta.

Il nostro corpo è il nostro manifesto politico, è la nostra rivendicazione nei confronti di questa società che ci vuole impauriti, soli, omologati l’un l’altro e schiavi di una non meglio precisa e non precisabile moralità.

Può un uomo cisgender stare senza maglietta a ballare sul carro? E può una donna transgender marciare tra la folla senza maglietta? Può una donna transgender che lo Stato italiano non riconosce e considera come uomo stare senza maglietta? Perché quei capezzoli che lo Stato riconduce ad un uomo non possono stare al vento come quelli del ragazzo che balla? Eppure sono gli stessi capezzoli.

L’autodeterminazione è un concetto fondamentale per il nostro movimento e non possiamo in alcun modo capire come la presidente di Arcigay Basilicata Nadia Girardi non comprenda ciò: non riconoscere il messaggio politico dietro a dei capezzoli ci fa tornare indietro di 30 anni di lotte e di rivendicazioni.

Nei discorsi di apertura del Pride, ai quali la Presidente Girardi è arrivata in ritardo, si è parlato più volte di rispetto e di libertà: ma quale rispetto da una Presidente che ritarda all’inaugurazione del Pride organizzato dal suo comitato e che quando arriva ignora completamente istituzioni e personalità da loro stessi invitati? Ci aspettavamo due minuti per spiegare i motivi della nostra partecipazione, ma non ci è stato possibile perché entrando lei e Vladimir Luxuria, madrina dell’evento, hanno scatenato l’entusiasmo della folla, oscurando sia personalità istituzionali che i referenti delle varie organizzazioni giunte a sostenere questo Pride, e azzerando il tempo concesso alle associazioni per parlare. Noi abbiamo visto questo gesto come una mancanza di rispetto e di organizzazione.

Non passa molto dall’inizio della parata, tuttavia, che viene fermata la musica e il carro. La Presidente di Arcigay Basilicata invita tutti i partecipanti a “rivestirsi”, rivolgendosi specificamente alla nostra Vice Presidente perché il Pride non è uno spogliarello e riferisce che le istituzioni hanno “concesso” il Pride a condizione che mantenesse un certo livello di “sobrietà” stabilito arbitrariamente. Ma cosa vuol dire? Dal palco del primo Pride della città rischia di passare il messaggio che dobbiamo abbassare la testa e che siamo una comunità debole e pronta a censurarsi alla prima richiesta per non scandalizzare nessuno, dato che l’Amministrazione ha fatto pressioni sulla stessa Arcigay Basilicata. Che se sei gay, lesbica, bisessuale o transgender a Potenza va bene purché tu non sia stravagante e purché tu viva solo chiuso in casa, nel privato. Ma quel senso di liberazione che porta il Pride dov’è? Quale messaggio voleva portare questo Pride? Che le persone LGBT+ esistono? Lo sapevamo già, ma come esistono è quello che dovrebbe interessare. Vivono una lunga finzione? Vivono nella paura di essere sé stessi? Vivono marginalizzati?

Per questo motivo la nostra associazione, in solidarietà con la nostra Vice Presidente e in continuità con i propri valori e scopi ha ritirato le diciotto bandiere con il logo Arcigay e con il logo Rain presenti al corteo e così hanno fatto altre associazioni e ha chiesto ai ballerini sul carro di rivestirsi, perché a quanto pare il problema è solo se a scoprirsi sono le donne, transgender o cisgender che siano.

Siamo tornati a casa, dopo tre ore di bus, stanchi e sviliti, senza entusiasmo e ancora non potevamo credere a ciò che ci era successo. C’era la musica, c’era il colore, diverse centinaia di persone ma non c’era il Pride. Un Pride in provincia, all’ombra delle grandi città, l’abbiamo fatto anche noi e le intimidazioni ci hanno reso solo più forti ed uniti

“È possibile, nel paese che vanta il triste primato europeo per omicidi di persone trans, che siamo costrette da istituzioni sorde e bigotte a coprirci, ricomporci e nasconderci nel nome di una morale individuale che non è legge? In che modo un seno scoperto è dannoso, a confronto di quello che subiamo come singoli e come comunità ogni giorno? Censuriamo i nostri corpi e non le parole d’odio di chi ci vorrebbe morti e ci condanna all’inferno?” – Laura Maria Santonicola, Vice Presidente Rain Arcigay Caserta.

 

Bernardo Diana

Presidente Rain Arcigay Caserta


CS Potenza Pride

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